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Amlé | Il Sud in un gioiello sartoriale

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Dagli occhi della Signora Marisa si vede il mare.
Lo stesso – o quasi – che si vede da una terrazza caprese inondata dal sole. Con i limoni tutt’attorno e il pavimento in maioliche su cui ballare – scalzi – al ritmo di un tamburello.

Forse è per questo che il suo estro creativo prende in prestito i colori, i sapori, gli odori e le atmosfere del Sud e li sublima in alta moda. E in particolare nei gioielli sartoriali del brand Amlé di cui Marisa Angelucci è fondatrice.
Una passione per la tradizione viscerale al punto da decidere di portarla addosso attraverso monili che traggono ispirazione da ciò che la sua terra – S. Maria Capua Vetere e il meridione tutto – porta come un peso e come un regalo dal passato: i tamburelli, i detti in dialetto, i simboli della superstizione popolare, San Gennà e la Madonna, il presepio, gli ex voto (che non sono altro che un modo di dire grazie).

Ogni pezzo è una storia, di quelle che non ti stancheresti mai di ascoltare e raccontare a tua volta: gli spunti fashion vengono dal patrimonio culturale e naturale del Sud Italia, che Marisa – mi spiega lei aprendomi le porte dello showroom di Amlé a S. Maria Capua Vetere – si propone di reinventare con rispetto e originalità, ma lo sguardo corre lontano, dall’America fino all’Estremo Oriente, dove un’ insolita Abudabi si è innamorata dell’artigianalità italiana. La stessa artigianalità che ho assaporato scendendo nelle viscere dello showroom sammaritano dove, tra antiche mura romane lasciate a vista, c’è un team altamente qualificato che dipinge, salda, assembla e cuce, tutto rigorosamente e orgogliosamente a mano e con materiali originali: il corno, la pelle di capra per i tamburelli, l’argento 800 per gli ex voto – realizzati peraltro da stampi autentici borbonici e poi rifilati manualmente.

Amlé perché in queste quattro lettere ci possiamo leggere i nomi della famiglia Angelucci, ma anche perché richiama il dubbio amletico: la Signora Marisa è intrigata da tutto ciò che è doppio. Un po’ – mi racconta – come la città di Napoli, divisa com’è da secoli tra sacro e profano, fede e superstizione, bellezza e paura: un luogo dove trovare ispirazione – passeggiando tra i vicoli del centro storico – è una cosa semplice. Più difficile è invece prendere quell’ispirazione e trasformarla in un lavoro: è infatti con un certo coraggio che la Signora Marisa ha deciso ad un centro punto della sua vita di chiudere il suo negozio di antiquariato – dal titolo romantico di “Angeli in soffitta” – e di fondare Amlé, pur conservando in sé l’esperienza nel maneggiare e trattare gli oggetti antichi, l’attenzione al particolare e quella sensibilità di saper riconoscere e godere – anche solo momentaneamente – dell’unicità. Ecco perché le sue creazioni sono prodotti di nicchia: perché quella stessa sensibilità la si deve incrociare negli occhi di chi sceglie di acquistare un gioiello Amlé, mai scissa a quell’eccentrica personalità necessaria ad indossarlo.

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Categories:appunti di moda

Primo commento

  1. Ciao Sud, amo le tue terre, i tuoi sapori ed il tuo artigianato! Amle’ è stata per me una scoperta meravigliosa , un saper fare sublime ed è stato amore a prima vista! Ho acquistato molti pezzi ed altrettanti ne comprerei come la collana in corno con gli ex voto che vidi e non ho più ritrovato! Brava, brava ! Estremamente schic !!!

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