Mese: marzo 2020

Quel mostro chiamato noia

Stiamo facendo programmi per quando tutto questo finirà. Stiamo usando parole nuove, o almeno tali nel nostro vocabolario quotidiano: assembramento, pandemia, quarantena. Stiamo ridefinendo il significato di quelle vecchie, di quelle facili: libertà, casa, abbraccio. Tempo. Stiamo sbirciando negli interni delle case dei nostri amici e dei nostri datori di lavoro. Stiamo facendo torte. Stiamo attingendo alla nostra creatività più vivace pur di sentirci più vicini e più coraggiosi. Stiamo cambiando, in meglio o in peggio lo scopriremo poi. Stiamo benedicendo l’internet e i social network, che questa volta – per una volta! – ci stanno rendendo più sociali. Stiamo aprendo i cassetti per controllare se i nostri sogni stiano ancora lì. Stiamo assistendo a concerti, letture e sante messe in diretta streaming. Ci stiamo affacciando ai balconi, e forse non lo facevamo da un po’. Qualcuno di noi sta pregando, tutti stiamo rivolgendo un pensiero pieno di gratitudine a chi, là fuori, sta combattendo. Stiamo riscoprendo una vita homemade. Stiamo leggendo, tanto. Stiamo collezionando meme. Alcuni lo stanno diventando, dei meme. Ci stiamo videochiamando senza il timore di farci vedere brutti nei nostri outfit improponibili. Stiamo sentendo la mancanza di ciò che avevamo e anche di ciò che non credevamo di avere. Stiamo facendo pulizie radicali e ritrovando cimeli che avevamo dato per dispersi. E sì, stiamo facendo esperienza della noia.