«Un giorno, forse»

Sono alla stazione ed è un giorno qualunque.
Nell’aria c’è qualcosa di surreale, come se stessi sognando, non so, ma io lo ignoro: oggi voglio partire. E’ un giorno qualunque, dicevo, e per questo è un giorno perfetto per intraprendere un viaggio. Di quelli che cambiano la vita. Cammino a passo svelto, facendomi largo tra gli sconosciuti e i loro bagagli, alla ricerca del mio treno. Ignoro l’espresso per Roma. Quello per Milano e anche quello per Parigi. Ignoro persino il treno ‘che passa una sola volta nella vita’. Pazienza, penso. Sarà per la prossima. Infine, proprio quando mi convinco a tornare indietro, la vedo: è una locomotiva a vapore vecchio stile, nera, appena lucidata.

«Prenditi il tuo tempo per vivere»

semaforo

Ho visto persone correre per tutta la vita. Le ho viste correre sull’asfalto bagnato, di prima mattina.

E senza orologio, perché “non è mai troppo tardi”, ma neanche troppo presto. Le ho viste correre nei supermercati alla ricerca del 3×2, che di detersivo, come di tempo, non ce n’è mai abbastanza. Negli autogrill, negli aeroporti, nelle stazioni, dietro quel treno che correrà sempre più veloce di loro. E loro corrono, distratte, perse, spaesate, ma pur sempre in corsa. Ho visto persone che rincorrono persone, e persone che rincorrono ombre. Persone che corrono perché hanno una meta da raggiungere, e persone che corrono perché non hanno la minima idea di dove andare. Ho visto persone correre e perdere un po’ di sé stesse durante la corsa. Le ho viste ritrovarsi lungo il cammino, pur non guardando mai indietro.