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Chi sono

Cosa vuol dire “innamorarsi al semaforo”?

Alle diverse persone che nel tempo mi hanno fatto questa domanda, ho dato, nel tempo, risposte diverse, ma badando sempre a lasciare nelle mie spiegazioni uno spazio vuoto, affinché ciascuno lo potesse riempire dei suoi, di semafori.

Quando questa frase mi venne in mente per la prima volta ero, banalmente, al semaforo, e precisamente nel bel bezzo di una litigata in macchina con una persona importante. Ricordo che all’improvviso scattò il rosso e noi, di colpo, smettemmo di darci contro. La prima lezione che mi ha dato il semaforo è stata proprio questa: che per ripartire bisogna fermarsi. Anche solo per un rosso.

Quando questo nome prese la forma di un blog, era il tempo in cui il mio spazio vitale cominciava ad allargarsi di eventi, persone, esperienze – tutti meravigliosamente e terribilmente nuovi. Così il semaforo divenne la mia bussola, da intendere in senso più o meno letterale: un punto di riferimento in base al quale imparare a orientarmi, nel tentativo di non perdere appuntamenti e pezzi di me per la strada.

Più avanti, e con l’aumentare delle conversazioni che i miei post mi consentivano di intessere col mondo, il semaforo è diventato un luogo di incontro, lo spazio (fisico e virtuale) in cui infinite strade trovassero il modo di incrociarsi e condividere un pezzo di sé, un posto a cui darsi appuntamento: come se accanto a quel palo arancione che emette luci a intervalli regolari ci fossero poltroncine, tavoli e caffè sempre sul fuoco.

Infine, il semaforo è diventato un promemoria. Un segnale luminoso che, nel bel mezzo del traffico quotidiano, mi ricorda di respirare, di alzare gli occhi, e di fare caso alla bellezza.

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