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    «Niente posta la domenica». La lezione di zio Vernon nell’era dello smartworking

    Se zio Vernon lavorasse in smartworking insegnerebbe a tutti noi, lavoratori ai tempi del Covid, una regola semplice quanto sacrosanta: niente posta la domenica. E non parlo di lettere di convocazione per scuole di magia né di comunicazioni (altrettanto) urgenti: parlo di messaggi, videocall e telefonate di lavoro − gufi bizzarri e stralunati del 2020 − che arrivano a tutte le ore del giorno e della notte, weekend incluso. Niente posta la domenica: è il manifesto di zio Vernon. È l’educazione che stiamo perdendo da quando le nostre stanze non hanno più pareti ma sono diventate uffici, aule, sale riunioni aperte h24 e soprattutto sotto gli occhi di tutti. Come se…

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    Da casa mia a casa vostra: la ricetta della pizza napoletana fatta in casa

    Da quando ho postato alcune stories sabato scorso, me l’avete chiesta in tanti e chi non me l’ha chiesta mente o è un pizzaiolo. Perché non so quante cose potremmo imparare da questa pandemia, ma di certo possiamo imparare a fare la pizza napoletana in casa. E qui, in questa casa, di sabato sera mentre danno Conte alla tv sforniamo margherite come se non ci fosse un domani: perché se zona rossa dev’essere, ci sia almeno anche un po’ di mozzarella e basilico fresco a renderla più tollerabile. Così, durante questo assurdo 2020, di quarantena in quarantena, di dpcm in dpcm, abbiamo impastato, aspettato, condito, infornato e gustato pizze fatte in casa…

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    Quando impari a struccarti

    Capisci che sei cresciuta quando impari a struccarti. E non parlo (soltanto) dell’atto di liberarsi metaforicamente delle strutture e sovrastrutture che mettiamo in piedi ogni giorno nel tentativo di offrire al mondo la versione migliore di noi stessi, che pure è una cosa a cui sto lavorando. No, parlo proprio di quell’azione quotidiana che, a partire dalla prima (e rigorosamente ridicola) applicazione di make up risalente ai tempi delle scuole medie, ci dicono sia bene fare prima di andare a dormire. Un odioso rituale che generazioni e generazioni di donne ripetono con annoiata diligenza, ma spesso male. Ecco: capisci che sei cresciuta quando non solo impari a struccarti bene, ma…

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    Cosa mi ha insegnato la polaroid

    La polaroid mi aiuta a tenere allenata quella capacità di riconoscere la bellezza che è propria dei bambini, dei puri di cuore e dei turisti. Di valutare il grado di irreplicabilità delle cose in un tempo in cui abbiamo tutto il mondo in una mano ma poi non lo afferriamo mai davvero. La polaroid mi insegna ad essere consapevole che il fallimento ha un prezzo ma anche il coraggio ne ha uno e quel prezzo (oltre a quello della pellicola) si chiama rischio: il rischio che una foto venga storta, che venga sbilanciata, che venga sovraesposta. Il rischio che venga bellissima. La polaroid è istantanea come alcuni amori ma allo…

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    Prove tecniche di un lunedì (stra)ordinario

    Dal mio balcone su Napoli e da quella finestra sul mondo che è il mio smartphone ho assistito oggi – lunedì 18 maggio – al ritorno alla normalità di ogni cosa. L’alzata delle saracinesche è stata carica di un entusiasmo euforico misto a incertezza forse adolescenziale, ma sicuramente commovente. Il ritorno dei traffici e dei barbieri ci ha riportati per un attimo alla nostra vita di prima. E persino le moke, quelle un po’ più grandi, sono tornate a fare caffè per gli amici. Questa mattina non abbiamo scoperto se siamo diventati migliori o peggiori (questa poi è una scoperta di cui ognuno di noi farà esperienza quando deciderà cosa…

  • progetti

    Un nuovo inizio. Una nuova gonna (con la moka)

    Il caffè è un affetto stabile. E credo che su questo siamo tutti d’accordo. E in un lunedì più lunedì di tutti i tempi – quello che arriva pieno di speranze e di incertezze dopo quella che è sembrata una lunghissima domenica pomeriggio – la moka diventa simbolo per eccellenza di un inizio. Perché in casa mia, che in questo è uguale ad ogni casa del Sud, quando si inizia qualcosa, qualsiasi cosa (una giornata di lavoro, una sessione di studio, una chiacchierata, un nuovo amore, una fase 2), si accende il fuoco e si mette su il caffè. E quel piccolo rito quotidiano che è la sua preparazione – l’unico tutorial che…

  • progetti

    Sulla bocca soltanto poesie

    Quando i nostri sorrisi devono stare coperti, sulle nostre bocche ci siano soltanto poesie. Perché in un tempo in cui volersi bene vuol dire stare lontani, servono parole migliori per sentirsi vicini. Parole che facciano viaggiare lontano, magari seguendo con il pensiero un treno che fischia in lontananza. Parole che ci ricordino che anche alla fine di un percorso infernale c’è un cielo stellato da ammirare. Parole che ci raccontino che vinceremo soltanto se lavoreremo, tutti insieme, e parole che ci sollevino dalle fatiche di una giornata troppo piena, o troppo vuota.

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    Quel mostro chiamato noia

    Stiamo facendo programmi per quando tutto questo finirà. Stiamo usando parole nuove, o almeno tali nel nostro vocabolario quotidiano: assembramento, pandemia, quarantena. Stiamo ridefinendo il significato di quelle vecchie, di quelle facili: libertà, casa, abbraccio. Tempo. Stiamo sbirciando negli interni delle case dei nostri amici e dei nostri datori di lavoro. Stiamo facendo torte. Stiamo attingendo alla nostra creatività più vivace pur di sentirci più vicini e più coraggiosi. Stiamo cambiando, in meglio o in peggio lo scopriremo poi. Stiamo benedicendo l’internet e i social network, che questa volta – per una volta! – ci stanno rendendo più sociali. Stiamo aprendo i cassetti per controllare se i nostri sogni stiano…

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    Il coraggio di essere Frida

    Mi sono guardata come non mi ero mai guardata prima. La prima novità è che ho guardato me stessa non nello specchio dell’ascensore né attraverso la fotocamera frontale, ma su una tela in un museo. La seconda novità è che mi sono guardata da fuori, ma allo stesso tempo da dentro. E questo era, dopotutto, lo spirito con cui è nato il progetto “Il coraggio di essere Frida” della mia cara Susi Sposito: far uscire fuori la propria identità e renderla un capolavoro, proprio come aveva fatto Frida. Un’impresa non certo facile – oserei dire titanica, considerati i tempi in cui viviamo – a cui non poteva far fronte niente se non…

  • storie

    Il Museo con le cornici dorate

    “Biglietti, prego”. A parlare era stato un anziano signore con la barba bianca e il viso rubicondo che, nonostante non fossi mai passata di lì, aveva un’aria familiare. “Biglietti” aveva ripetuto a voce più alta, mentre la folla si accalcava all’ingresso del Museo. “Il suo biglietto, signorina?” fece quindi l’uomo, questa volta rivolgendosi proprio a me. Così io mi sentii quasi in dovere di infilare le mani in tasca, fingendo di cercare un biglietto che in realtà non avevo mai acquistato. In tasca trovai però un biglietto sgualcito ma ancora leggibile di un treno che avevo perso per un soffio: lo porsi all’addetto, lui lo controllò e, senza farmi troppe…

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    Disinnamorarsi

    Innamorarsi è bello, bellissimo. Disinnamorarsi non lo è. Ma, quando capita, sa essere una benedizione. Ammettiamolo: la fine di un amore, di qualunque amore si tratti, è una di quelle cose che non siamo fatti per gestire con razionalità, un dolore così insopportabile che, mentre soffriamo, siamo convinti sia capace di ucciderci. Eppure quella stessa sofferenza è la prova tangibile che quell’amore, in realtà, non può finire come finisce il caffè dalla dispensa (per quanto anche questo possa avere in sé una certa tragicità). Tutto quell’amore è ancora lì, da qualche parte dentro di noi, più forte che mai. E presto o tardi dovremo trovare il modo di farci pace, di…