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Cari giovani designer, IFTAwards è per voi

Cari giovani designer,
prendete quell’ispirazione che vi salva dal rumore di fondo (e dal lunedì).
Metteteci la vostra competenza.
Quella giusta dose di glamour di cui necessitiamo come del sale nella pasta.
Lo studio e il tempo che stanno alla base di ogni buon progetto insieme ad un pizzico di incoscienza.
Metteteci le vostre piccole rivoluzioni quotidiane.
Ciò che vi fa battere il cuore a dispetto dei cinici e di quelli che il cuore ve l’hanno spezzato.
Il coraggio di osare ma anche la paura di fallire.
Qualcosa di wow.
Metteteci la fantasia. La magia.
Insomma, sì. Metteteci l’anima.

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Tutto quello che so sulle serie tv

Ciao sono Simona e sono una serie tv addicted.

A voler essere precisi sono una serie tv addicted di quelle a scoppio ritardato. Che inizialmente stanno sulle loro, guardano con sospetto e quasi con antipatia le serie tv che fanno impazzire il mondo, per poi recuperare 5 anni di puntate in 2 settimane (generalmente sotto esame), seguire tutto il cast (con relativi cani e gatti) su IG e comunicare unicamente attraverso meme tratti dalle suddette serie tv.

Dunque, prima di andare avanti con una carrellata delle mie serie tv preferite, voglio fare alcune premesse di carattere generale.

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Aspettando NapoliCittàLibro

Credo nei libri. Ma soprattutto credo negli uomini che credono nei libri.
E non (soltanto) perché sono dei romantici sognatori, ma per quella loro ferma convinzione che è la cultura a renderci esseri umani. A salvarci: dai mali della vita o anche da noi stessi. Ad aprirci finestre sul mondo. A metterci in contatto con le anime affini che hanno vissuto prima di noi e con quelle non ancora nate.
Sì, credo negli uomini che credono nei libri al punto da dedicarvi la propria vita. E quando accade che tre di questi uomini del 2018 – di nome Rosario, Diego e Alessandro, insieme ad un certo Maurizio – si ritrovano seduti al tavolino di un bar a sognare (in grande, come tutti i sogni che si rispettino) un salone del libro a Napoli, io non posso fare altro che essere loro grata.

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Le regole del cappuccino perfetto

Un cappuccino, grazie.
Che io sia in ritardo o in anticipo sulla tabella di marcia. Che io sia assonnata, sfatta, stropicciata o vestita come una diva alle 8 del mattino. Che fuori ci sia il sole oppure la pioggia. Che io sia in montagna, di fronte al mare o all’angolo di una strada trafficata perché è lì che mi piace pensare ci si possa innamorare. Che io sia in compagnia oppure sola con me stessa.
Il mio primo desiderio della giornata sarà sempre questo.
E a forza di cappuccini ordinati e scolati e goduti e offerti e ricevuti a sorpresa prima di una lezione, ne sono diventata un’esperta. Oserei dire un’#influencer.

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La sfilata sul porto

Abbiamo bisogno che ci faccia stare bene.
Con noi stesse, col meteo, con gli angoli di mondo che abbiamo intenzione di esplorare oggi.
Abbiamo bisogno che sia bella alla vista e buona al tatto. Che sia sostenibile. Che sia originale. Che ogni suo dettaglio sia sapientemente studiato e curato.
Abbiamo bisogno che ci chiami per nome.
Questo chiediamo, essenzialmente, alla moda.
E che – perché no? – ci conduca una domenica pomeriggio di aprile, con un’amica, su una terrazza vista porto.

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Ode all’errore grammaticale

5 anni liceo classico e 1 laurea in Lettere Moderne e meno3esami ad una specialistica in Filologia Romanza e innumerevoli pagine lette e articoli scritti e temi e letterine a Babbo Natale e lettere ai miei cari e cartoline e messaggi kilometrici su Whatsapp e saggi più o meno brevi e traduzioni da lingue morte o forse più vive di noi e qualche libro nel cassetto – proprio lì, al posto dei sogni.
E sì, io faccio errori.

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