appunti

Cosa mi ha insegnato la polaroid

La polaroid mi aiuta a tenere allenata quella capacità di riconoscere la bellezza che è propria dei bambini, dei puri di cuore e dei turisti. Di valutare il grado di irreplicabilità delle cose in un tempo in cui abbiamo tutto il mondo in una mano ma poi non lo afferriamo mai davvero.
La polaroid mi insegna ad essere consapevole che il fallimento ha un prezzo ma anche il coraggio ne ha uno e quel prezzo (oltre a quello della pellicola) si chiama rischio: il rischio che una foto venga storta, che venga sbilanciata, che venga sovraesposta. Il rischio che venga bellissima.
La polaroid è istantanea come alcuni amori ma allo stesso tempo ci ricorda che l’attesa è un’esperienza che vale la pena di essere goduta: quel periodo di tempo in cui, nel bel mezzo del bianco assoluto, emergono colori insperati. Quell’emozione palpitante di quando tutto sta per accadere ma ancora non è.
La polaroid mi fa recuperare quella memoria tattile che col tempo stiamo riducendo a uno sfiorare sempre lo stesso schermo: i miei ricordi li voglio poter sparpagliare, incorniciare, regalare, chiudere in una scatola o usare come segnalibro. E soprattutto li voglio lì, impressi su un quadrato di carta, e in quanto tale soggetto al tempo, alla perdita e alle intemperie: proprio come noi. Ma che, proprio come noi, può essere salvato dalla cura e dalla consapevolezza del suo valore.

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