appunti

«Niente posta la domenica». La lezione di zio Vernon nell’era dello smartworking

Se zio Vernon lavorasse in smartworking insegnerebbe a tutti noi, lavoratori ai tempi del Covid, una regola semplice quanto sacrosanta: niente posta la domenica. E non parlo di lettere di convocazione per scuole di magia né di comunicazioni (altrettanto) urgenti: parlo di messaggi, videocall e telefonate di lavoro − gufi bizzarri e stralunati del 2020 − che arrivano a tutte le ore del giorno e della notte, weekend incluso. Niente posta la domenica: è il manifesto di zio Vernon. È l’educazione che stiamo perdendo da quando le nostre stanze non hanno più pareti ma sono diventate uffici, aule, sale riunioni aperte h24 e soprattutto sotto gli occhi di tutti. Come se questo nuovo modo di lavorare, che tra i vantaggi ha quello di non far fermare il mondo nonostante una pandemia in corso, bastasse da solo ad autorizzarci a dimenticare quelle forme di rispetto che sosteniamo (e anche con un certo orgoglio) ci abbiano trasmesso le nostre famiglie. Tanto è solo un Whatsapp. Tanto lo leggi quando puoi. O ancora, la più blasonata: tanto stai a casa. Il problema è che ormai noi stiamo a casa, ma è la nostra casa − o quella che consideriamo tale, la nostra comfort zone − ad essere altrove.

C’è un posto bellissimo dove il dentro e il fuori non si confondono tra loro,
dove so esattamente dove finiscono gli altri e inizio io,
dove riesco a staccare per davvero.
C’è un posto bellissimo dove riconosco i confini tra il pubblico e il privato,
dove non mi assale l’ansia di non essere connessa o di esserlo troppo.

C’è un posto bellissimo che si chiama offline.
E dove la domenica ci permettiamo il lusso di diventare un po’ zio Vernon.

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