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Una storia di moda #1

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Della moda, non ci ho mai capito niente.
Ad un tratto della mia vita mi sono resa conto che non c’era nulla da capire, ma che la moda, quella vera, avesse a che fare con il sentire. Toccare. Creare qualcosa di personale. Fare delle scelte (con la consapevolezza che di quelle audaci non mi sono mai pentita). Esprimersi. Giocare: un gioco divertente, libero, immaturo e a volte sconsiderato, dove non è sempre necessario conoscere le regole ma talvolta lo è infrangerle.

Quindi no, la moda non la posso capire ma ho scoperto che a volte è lei che può capire me: quando prende i miei difetti e li rende unicità da difendere e da amare. Quando interpreta perfettamente il mio umore prima ancora che ci riesca io. Quando mi guardo allo specchio dell’ascensore e mi sento una diva alle 7 del mattino. Quando parla di me mentre le parole stanno zitte e c’è spazio solo per il colore, la linea, il volume.
Di moda forse no, non ci ho mai capito niente e forse mai ne capirò, ma ho preso ad amarla sinceramente e a conoscerla, visitando gli atelier di questa città e sfogliando la mia rivista del cuore e frequentando le sfilate più o meno indimenticabili (commentate puntualmente con le mie compagne di passerella e talvolta raccontate su questo blog) ma soprattutto fermandomi ad un semaforo e osservando il mondo.
Infine, ho preso a crearla io stessa, convinta come sono che se puoi sognarlo puoi farlo anche se non sei una principessa di un certo Walt. E mentre lo sognavo, nel luglio di un anno fa, lo stavo già facendo: imparando ad usare la vecchia macchina da cucire di mia mamma e creando – con non poche difficoltà ma per fortuna che ci sono quelle – qualcosa che mi sarebbe piaciuto indossare: una gonna.
Una gonna perché fa femmina. Perché mi fa sentire bene. Perché se stretta in vita credo che sia estremamente sexy. E perché sa essere elegante e confortevole al tempo stesso ed è cosa buona e giusta.

Oggi di gonne ne ho realizzate tante da dare vita a due collezioni. E altre centinaia e centinaia nella mia testa e nei miei bozzetti che aspettano solo il momento opportuno e la donna giusta per diventare realtà: un po’ come in alcune favole.
E proprio come se fossero favole – con lo sfondo di per sé scenografico e contraddittorio di Napoli – ho deciso di raccontarvi alcune storie su questo blog: avventure e disavventure, luoghi, persone, idee, collaborazioni e fasi di lavoro di un’aspirante fashion designer.
Oltre ai suoi innumerevoli caffè, ovviamente.

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P.s. La gonna che indosso qui è uno dei miei primi esperimenti e uno dei pezzi a cui sono più legata.
P.p.s. Le foto sono di Alessandra Di Ronza (una secondo cui una fotografia è un atto d’amore e questo già dice tanto di lei).

Categories:progetti

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