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Svegliati, cosa stai facendo della tua vita?

Un giorno ho desiderato di ricevere un pizzico. Uno di quelli che ti svegliano anche se non stai dormendo, solo per chiederti: cosa stai facendo della tua vita?

Sarà che ci sono periodi in cui ti senti come in una bolla: dentro la realtà eppure fuori. Sarà che a volte tutto ciò che vuoi sta dall’altro lato della paura o – peggio – della pigrizia e non si sa perché hai rinunciato troppo facilmente ad andartelo a prendere. Sarà che recentemente ho riletto Seneca e ho iniziato a capire il senso di quel “vindica te tibi”, che potrebbe essere tradotto con “rivendica il possesso di te stesso”: perché troppo spesso lasciamo che il nostro tempo, la nostra mente, la nostra intera vita non ci appartengano del tutto. Un po’ come quando siamo in ascensore con degli sconosciuti e ce ne stiamo lì, senza avere nulla di meglio da fare che parlare del meteo.
Ma torniamo al pizzico. Avrei voluto che a darmelo fosse la me bambina, quella fin troppo sicura di ciò che volesse diventare da grande. Oppure la me futura, quella che chissà se ci è riuscita, ma quantomeno ci ha provato.
È che ad un certo punto della vita finisci per mettere in panchina i tuoi sogni. E nel farlo ti dai anche delle scuse plausibili: devo aspettare il momento giusto, devo guadagnare più soldi, devo distrarmi altri cinque minuti su Facebook. Ma la verità è che, nella maggior parte dei casi, queste non sono soltanto favole che ci raccontiamo prima di andare a dormire: sono degli autosabotaggi in piena regola.
È vero, può succedere che la vita si dimentichi dei nostri sogni, portandoci a spasso per vie alternative e talvolta tortuose. Ma che succede se ce ne dimentichiamo noi? Dove vanno a finire le ballerine, gli astronauti e gli scrittori di romanzi che avremmo voluto essere? Quando, esattamente, gli abbiamo detto addio senza neanche voltarci indietro? Mi piace pensare che stiano ancora lì: oltre la bolla, oltre la paura di non farcela, oltre la pigrizia di rimandare a “quando sarò grande”. Ma soprattutto mi piace pensare che a svegliarci dal sonno non sia necessario un pizzico in pieno volto e nemmeno il bacio di un principe azzurro, ma solo un caffè (molto forte) prima di mettersi a lavoro.

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